| Link breve: https://vai.ug/wiki/teorie-cambiamento |
Con “teoria del cambiamento” intendiamo il meccanismo generale in cui pensiamo che un dato cambiamento possa avvenire.
Spesso all’interno di gruppi e movimenti si accendono discussioni molto forti sul tipo di azioni che si dovrebbero fare, sui prossimi passi da compiere, sulle priorità da darsi.
Molto spesso, queste discussioni celano divergenze più o meno profonde sul generale approccio al cambiamento. Questo approccio al cambiamento, o teoria del cambiamento, è spesso implicito o informale all’interno di un gruppo: viene dato per scontato, oppure si genera con il tempo, oppure cambia a seconda dei membri che compongono il gruppo e di coloro che hanno più influenza.
Il gruppo di cui facciamo parte può gravitare verso un approccio o verso un altro e crea al proprio interno una cultura dominante, in cui una di queste teorie del cambiamento più o meno esplicitamente predomina.
Attenzione! La scelta del modello di cambiamento, di trasformazione della società, non dipende dalla visione più o meno radicale che il gruppo ha del mondo: partiti e movimenti che hanno adottato un approccio riformistico hanno spesso avuto una visione a lungo termine rivoluzionaria.
Riuscire a mostrare quali macro teorie del cambiamento esistono e a rendere esplicita quella o quelle preponderanti nell'organizzazione di cui si fa parte è perciò fondamentale per prevenire molti conflitti, avere discussioni che c’entrano il punto e lo affrontano, e per capire il proprio ruolo come organizzazione all’interno del contesto più ampio.
Esistono varie classificazioni di teorie del cambiamento. Qui riportiamo quella identificata da Eric Wright nel suo libro “Le Utopie Reali”, che abbiamo selezionato in quanto ci sembra la più completa e sintetizzata in modo semplice:
E' bene tenere a mente che queste diverse teorie non riflettono l'appartenenza netta a diversi segmenti della società. I movimenti sociali, ad esempio, possono adottare tutte queste teorie.
Caliamo queste diverse teorie in un contesto di vita quotidiana, prendendo il punto di vista di un’insegnante in una scuola.
E’ l’approccio riassumibile in frasi come “se cambi te stesso cambi il mondo”, “se tutti cambiamo, allora ci sarà un cambiamento” oppure “se riuscirò a cambiare la vita anche solo di una persona, ne sarà valsa la pena”. Secondo questo approccio o il cambiamento individuale ha valore di per sé oppure la somma di cambiamenti individuali può portare a modifiche esterne.
Prendendo il caso dell’insegnante, possiamo dire che un’insegnante che sposa questo approccio sarà focalizzata e soddisfatta se riuscirà a fare bene il suo lavoro, educare i suoi studenti/ le sue studentesse, trasmettere valori e conoscenze, essere per loro un modello.
L’approccio di trasformazione personale è quello seguito da gruppi religiosi, gruppi spirituali, coach, trainer, ma anche gruppi antispecisti che promuovono il passaggio a una dieta vegetale, eccetera.
Le alternative si creano parallelamente al sistema dominante, ma senza volerci entrare in conflitto o sostituirlo.
Un’insegnante che sposa questo approccio potrebbe avere come sogno quello di costruire una propria scuola, che rispetti i propri valori e le proprie idee sull’educazione, creando così una scuola diversa e alternativa rispetto a quelle convenzionali.
L’approccio di creazione di alternative è quello seguito da gruppi come le banche di credito cooperativo, gli ecovillaggi, le scuole Montessori, le CSA (Comunità di Supporto all'Agricoltura) eccetera.
Secondo questo approccio, è possibile creare organizzazioni alternative al sistema finché il potere non sarà preso totalmente, attraverso un movimento dal basso, o finché non si crea una situazione di non-ritorno e di conflitto diretto con lo status quo (quindi spostandosi verso il modello rivoluzionario o di rottura).
Un’insegnante che sposa questo approccio potrebbe voler intervenire per cambiare il modo in cui le risorse pubbliche sono distribuite, destinando più fondi a scuole che seguono un certo metodo e così via.
Questo approccio è quello adottato da organizzazioni dal basso che fanno pressione sulle istituzioni, sindacati, partiti., ma anche organizzazioni, movimenti e partiti rivoluzionari.
A sua volta questo approccio può essere suddiviso in:
Questo approccio crede che un cambiamento possa avvenire in modo importante solo con delle modifiche dall’alto (top-down) e cerca di far avvenire questo cambiamento dentro al sistema dominante, utilizzando istituzioni, leggi e “strumenti” del sistema stesso.
Il panorama di gruppi che lo adottano è estremamente variegato, da chi crea un partito per vincere le elezioni, a chi fa pressione al governo attraverso manifestazioni, scioperi, a chi fa lobbying sui governi eccetera. La scelta dell’approccio NON dipende dalla visione del gruppo e dall’ideologia che appoggia.
Attenzione! Seguire un approccio “dentro al sistema” non significa necessariamente “voler entrare nei palazzi”. Significa chiedere un cambiamento all'interno del sistema senza volerlo rovesciare. Seguono questo modello i partiti social-democratici, ma anche i sindacati, alcuni movimenti per i diritti civili eccetera. In questo caso infatti l’organizzazione dal basso crea delle richieste e negozia con il Governo / lo Stato per attuare delle riforme sociali.
Per questo inseriamo qui chi vuole vincere le elezioni, chi fa lobby e chi organizza manifestazioni o scioperi contro il governo: le strategie sono diverse, ma la teoria del cambiamento resta simile.
L’approccio rivoluzionario o “di rottura” prevede un conflitto diretto con lo status quo, un sovvertimento che non riguarda soltanto chi è al potere ma anche il modello di organizzazione della società e i valori che la società sposa.
Esempi storici di casi in cui è stato seguito questo modello sono la Rivoluzione Bolscevica, la Rivoluzione Cinese e la Rivoluzione Cubana.
Per poter essere più chiari e concreti nel capire quale teoria del cambiamento sosteniamo può essere utile osservare quali assunzioni adottiamo, ossia quali affermazioni facciamo comunemente e che sono quindi alla base di tutti i ragionamenti e le discussioni che avvengono successivamente. Ogni affermazione sottende a una certa teoria del cambiamento.
Ecco qui alcune delle assunzioni più comuni:
| Assunzione | Teoria del cambiamento alla base |
| Dobbiamo investire in un cambio di comportamento di massa | Trasformazione personale |
| Dobbiamo disinvestire da istituzioni / enti dannose: il nostro potere di acquisto o di investimento può fare la differenza | Trasformazione personale |
| Dobbiamo cambiare regime (sostituire chi sta al vertice) | Cambiamento del sistema dominante |
| Dobbiamo entrare in conflitto con il potere e alterare lo status quo | Cambiamento del sistema dominante |
| Dobbiamo causare una mobilitazione di massa: se creiamo mobilitazioni con tantissime persone allora ci saranno risposte politiche | Cambiamento del sistema dominante |
| Dobbiamo organizzare le persone | Cambiamento del sistema dominante |
| Dobbiamo avere una società civile forte per fare lobbying sul governo | Cambiamento del sistema dominante |
| Dobbiamo rafforzare le istituzioni giuste | Cambiamento del sistema dominante |
| Dobbiamo convertire le élite economiche | Cambiamento del sistema dominante |
| Dobbiamo costruire una narrazione forte (egemonia narrativa) | Cambiamento del sistema dominante |
| Dobbiamo creare alternative sostenibili che competano con quelle dominanti | Creazione di alternative |
| Dobbiamo creare alternative disturbanti | Creazione di alternative |
| Ci ritiriamo dal sistema per costruire una società alternativa | Creazione di alternative |
Gruppi, organizzazioni, partiti eccetera si relazionano gli uni con gli altri a seconda della propria identità, della propria visione e della propria teoria del cambiamento.
Le relazioni possono essere più o meno solide e possono essere di sinergia, di antagonismo o di neutrale convivenza e i legami possono essere più o meno forti.
Alcuni gruppi e movimenti sposano in modo prevalente e costante una teoria del cambiamento, altri la cambiano nel tempo. In alcuni movimenti sono state seguiti tutti e 3 gli approcci: ad esempio il movimento per l’indipendenza dell’India, il cui principale leader è stato il Mahatma Gandhi, aveva al suo interno sia elementi di trasformazione personale (il percorso interiore verso la nonviolenza), sia elementi di costruzione di alternative (la costruzione di comunità, la diffusione del telaio per la fabbricazione di abiti e l’emancipazione dal mercato britannico, sia la resistenza civile con proteste diffuse.
In cima alla mappa sta l’obiettivo finale, il risultato che si vuole raggiungere. Questo obiettivo viene definito prima e a parte della teoria del cambiamento.

Al di sotto di questo, possiamo individuare risultati intermedi, cioè possibili condizioni che vogliamo raggiungere per vincere l’obiettivo finale. Possiamo individuare diversi livelli di obiettivi intermedi, partendo da quelli più direttamente connessi all’obiettivo finale e scendendo a quelli più vicini nel tempo e più concreti.
I vari risultati sono connessi da meccanismi causali, infatti la teoria del cambiamento descrive come e perché un risultato porterà ad altri risultati. Queste connessioni comprendono anche meccanismi di retroazione che possono avvenire su diversi livelli.
Nel descrivere i risultati e le connessioni tra essi si fanno delle assunzioni (ad esempio su come le persone si mobilitano, su come il governo può reagire, ecc.). Queste assunzioni dovrebbero essere basate sull’evidenza (ad esempio essere fondate su una ricerca precedente o sulla letteratura). Spesso questa evidenza non esiste e deve essere raccolta nel tempo, ecco perché la teoria del cambiamento deve essere testata nel tempo: per confermare le assunzioni fatte oppure per farne di nuove.
Le strade che sono mostrate nella mappa sono tutte componenti della strategia.
Infatti la strategia, come vediamo meglio in questo documento, può essere definita come una sequenza coerente di interventi di vario tipo che servono per raggiungere il risultato desiderato.
Gli interventi consistono in un insieme di azioni, di attività, che servono per raggiungere risultati prossimi.
Le azioni o attività sono le cose concrete che facciamo.
La mappa finale non deve essere troppo complicata!
I risultati chiave devono essere pochi e collegati in modo chiaro, non devono essere molti di più di quanti mostrati nell’esempio. Come vedremo sotto la teoria del cambiamento non è la strategia, scende meno nel dettaglio. Anche il numero degli interventi e delle azioni non deve essere elevato.
Il punto è capire quali interventi chiave occorre fare per avere più risultati e quei risultati che ci interessano. Ricordiamo che le energie sono sempre poche e bisogna capire come utilizzarle al meglio.