Link breve: https://vai.ug/wiki/narrazione-progetto-finanza |
Guida pratica per raccontare la campagna finanza: linguaggio semplice, storia personale, postura nonviolenta, valori condivisi, denuncia delle grandi banche, alternativa etica, azione concreta, dati essenziali, risposte alle obiezioni e cura del ruolo media.
Usiamo parole e concetti semplici. Non siamo e non dobbiamo essere esperti di finanza, clima o politica. Il punto è semplice: parla come mangi.
Non dobbiamo fare discorsi lunghi e complicati per fare colpo su chi ci ascolta, creando distanza tra noi e il pubblico. Usiamo parole di tutti i giorni, come se stessimo parlando con un parente o un’amica.
Facciamo lo sforzo di rendere concreti i concetti complessi, utilizzando immagini specifiche. Quando parliamo di crisi climatica, per esempio, raccontiamo come si manifesta nella vita quotidiana: il caldo torrido nelle città, i campi secchi, chi non può permettersi l’aria condizionata, gli incendi che distruggono raccolti e boschi, le aziende agricole che rischiano di chiudere a causa di grandinate, alluvioni e tempeste.
Le motivazioni, il vissuto e le emozioni vere che ti spingono a partecipare a questa campagna sono la forza del tuo messaggio. Parla in prima persona.
È molto più efficace partire da ciò che ti ha spinto davvero ad agire:
«Ho sempre pensato che i miei soldi in banca stessero fermi lì.»
«Ho sempre pensato che i soldi fossero un tema individuale.»
«Per anni ho pensato che forse sarebbe stato giusto cambiare banca, ma non volevo occuparmene.»
Puoi poi raccontare il momento di svolta:
«Quando ho iniziato ad agire per [inserire la tua causa principale, per esempio la crisi climatica], non riuscivo più ad accettare l’incoerenza di sapere che i miei soldi, anche se pochi, finanziavano proprio ciò contro cui stavo lottando.»
Se senti rabbia, frustrazione, paura o determinazione, mostrale. Le persone si connettono alle emozioni, non alle statistiche e alle percentuali. Anche un piccolo frammento intimo e autentico della tua storia può rendere molto più potente ciò che dici.
Siamo un movimento nonviolento non soltanto nei metodi di azione, ma anche nella quotidianità delle persone che lo compongono. Aspiriamo a portare la nonviolenza nel lavoro, nelle relazioni, nel rapporto con noi stessi e con noi stesse.
La nonviolenza ci guida anche durante volantinaggi, assemblee ed eventi. Non va confusa con la gentilezza obbligatoria o con la pacatezza: in alcune situazioni, usare una parolaccia per esprimere una rabbia autentica può essere assolutamente appropriato.
In questi spazi, nonviolenza significa accogliere e rispettare l’altra persona anche quando ha opinioni opposte alle nostre. Significa però anche portare con chiarezza e lucidità, per quanto possa essere scomoda, la verità della situazione in cui ci troviamo.
Siamo nella prima fase della campagna. Il nostro target principale è quindi composto da persone già sensibili alla crisi climatica, alla guerra, al riarmo e alla responsabilità delle banche: per esempio, persone che hanno partecipato alle grandi manifestazioni per la Palestina, contro il riarmo o per il clima.
Questo orienta la scelta dei quartieri, degli spazi in cui organizzare gli eventi, delle realtà alle quali proporre un intervento e dei luoghi in cui fare volantinaggio.
Queste indicazioni sono basate anche sui risultati del sondaggio realizzato attraverso la newsletter.
La finanza sembra lontana dalla vita quotidiana. La maggior parte delle persone ha una comprensione limitata di come funziona e viene regolato il sistema finanziario. Viene percepito come qualcosa di astratto, confuso o distante. Non serve quindi essere esperti o entrare in tecnicismi che quasi nessuno conosce. Durante un volantinaggio o un incontro, cerchiamo di portare la conversazione soprattutto su un piano valoriale.
Le persone non vogliono finanziare il male, ma non sanno che lo stanno facendo. Il sondaggio sulla nostra newsletter mostra che la maggior parte delle persone sarebbe molto a disagio se scoprisse che la propria banca utilizza i suoi soldi per finanziare armi, petrolio e carbone. Quella stessa maggioranza ha però soltanto una vaga idea di cosa accada ai soldi depositati. Esiste quindi un disallineamento tra valori e comportamento. È proprio su questa distanza che possiamo intervenire, anche perché molte persone si dichiarano disponibili a cambiare banca nonostante ostacoli come la burocrazia.
Le persone vogliono regole, ma non si fidano che arriveranno. Nove persone su dieci sono favorevoli a una regolamentazione finanziaria indipendente, trasparente e orientata all’interesse delle persone. Esiste però un cinismo diffuso: poche credono che i governi lo faranno davvero o che giganti di queste dimensioni possano essere controllati, soprattutto tra chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese.
Qualunque sia il contesto — l’assemblea di un’altra realtà, una presentazione, un volantinaggio o una conversazione individuale — tieni a mente questo schema:
Valore: parti dai valori condivisi con il pubblico.
Problema: mostra il problema come una minaccia a quel valore.
Soluzione: proponi una via d’uscita positiva e concreta.
Azione: chiedi un gesto specifico e fattibile.
I quattro elementi devono essere sempre presenti, anche se il loro ordine può cambiare in base al contesto.
Le persone hanno già molti problemi e non vogliono sentirsi consegnare semplicemente un altro problema. È quindi fondamentale trovare il valore che ti avvicina alla persona o al gruppo che hai davanti e partire da lì.
Cerca di capire chi ti sta ascoltando. I temi sensibili per un gruppo di studentesse che partecipa regolarmente ai cortei per la Palestina possono essere diversi da quelli di un padre o di una madre di famiglia.
Il valore condiviso crea un terreno comune. Le persone sono generalmente più ricettive verso argomenti nuovi quando vengono presentati attraverso valori che già riconoscono. Una serie di fatti che entra direttamente in conflitto con l’identità di chi ascolta rischia invece di essere ignorata, anche quando è molto solida.
Pensiamo alla narrazione sui diritti LGBTQ+: per anni il dibattito si è concentrato soprattutto sulla parola “diritti”, che per alcune persone evocava battaglie legali, politica e divisione. Quando il messaggio ha cominciato a parlare anche di amore, famiglie, stabilità e persone che volevano semplicemente stare vicino a chi amavano, è cambiato il punto di ingresso emotivo. Non erano cambiati i fatti: era cambiata la possibilità di raggiungere persone che prima si sentivano distanti dal tema.
Fiducia e trasparenza
Nel sondaggio realizzato attraverso la nostra newsletter, la trasparenza finanziaria è la caratteristica considerata più importante. Questo non significa che tutte le persone si interessino quotidianamente agli investimenti della propria banca. Significa però che vogliono avere il diritto di sapere come vengono usati i loro soldi.
Quasi nessuna grande banca garantisce una trasparenza completa. Possiamo partire da qui: pretendere di conoscere come vengono utilizzati i nostri soldi è il minimo.
Contrarietà alla guerra e alla crisi climatica
La guerra e la crisi climatica sono le due preoccupazioni principali emerse dal nostro sondaggio. Quasi tutte le grandi banche italiane hanno rapporti con aziende coinvolte nella produzione di armi o nell’estrazione di petrolio, gas e carbone.
In base al pubblico, possiamo iniziare ricordando questo valore e l’identità che ci lega alle persone alle quali stiamo parlando.
«Quando depositiamo i nostri soldi in banca, vogliamo sapere cosa succede a quei soldi. La trasparenza non è una pretesa eccessiva quando si tratta dei nostri soldi. Se la banca non risponde, il problema non è la domanda, ma ciò che vuole nascondere non rispondendoci.»
«Non importa che lavoro facciamo, da dove veniamo o chi votiamo: vogliamo sapere che i soldi che mettiamo da parte stiano costruendo il nostro futuro, non alimentando guerre, genocidi, petrolio, carbone e devastazione degli ecosistemi.»
«I nostri risparmi sono il frutto di fatica e dedizione, magari anche di ore trascorse in un lavoro sottopagato e poco gratificante. Poterci fidare di chi gestisce quei soldi dovrebbe essere alla base del rapporto con la nostra banca.»
«Io metto da parte dei soldi ogni mese. Non perché sia ricco o ricca, ma per respirare un po’ più tranquillamente e poter dire sì a [inserire la tua motivazione, per esempio mettere da parte qualcosa per i figli]. Per me è importante che quei soldi non vengano usati per finanziare aziende che producono armi.»
«Che senso ha fare la raccolta differenziata, comprare oggetti di seconda mano e limitare gli sprechi, se poi la nostra banca investe in petrolio e carbone?»
Il problema deve essere presentato come una minaccia diretta al valore appena condiviso. È il momento di portare le storie e i dati che possono risuonare con chi hai davanti.
In questa narrazione, le due principali responsabili sono le più grandi banche italiane: Intesa Sanpaolo e UniCredit, che continuano a finanziare armi, petrolio e gas anche utilizzando il potere economico reso possibile dai nostri soldi.
Quando sente parlare di finanza, la maggior parte delle persone pensa a qualcosa di lontano. Dobbiamo invece parlare di cose concrete e vicine alla loro esperienza quotidiana: il conto corrente, la filiale sotto casa, lo stipendio, i risparmi che pensiamo di avere messo al sicuro o che immaginiamo stiano fermi.
UniCredit e Intesa Sanpaolo non sono istituzioni neutrali che si limitano a offrire un servizio. Finanziano investimenti in armi, petrolio e carbone. La crisi climatica non va avanti da sola: ha bisogno di soldi. Le guerre non vanno avanti da sole: hanno bisogno di soldi. Una parte di quei soldi arriva anche dai nostri conti correnti.
La banca che immaginiamo come un deposito sicuro è in realtà un soggetto che utilizza il denaro affidato per prestare, finanziare e investire.
Parliamo di “truffa” non in senso tecnico o legale — formalmente firmiamo contratti che autorizzano la banca a utilizzare il denaro — ma per descrivere con immediatezza la sensazione di scoprire che i propri risparmi vengono usati contro i propri valori e interessi.
Il problema non è soltanto morale. La banca può utilizzare i nostri soldi, senza un consenso realmente informato, per finanziare attività che peggiorano concretamente la nostra vita e mettono a rischio il nostro futuro e quello dei nostri figli.
Questo può accadere anche perché manca trasparenza. Le banche evitano il confronto pubblico sull’utilizzo dei depositi perché sanno che, se le persone comprendessero davvero dove finiscono i loro soldi, molte si opporrebbero. È questa mancanza di trasparenza, più che un cavillo tecnico, a produrre una forma sostanziale di inganno.
«Quando depositi i tuoi soldi in banca, potresti pensare che restino lì ad aspettarti. Non è così. La banca li utilizza, li presta e li trasforma in potere economico. Se vengono usati contro di noi e contro i nostri valori, ci stanno sottraendo qualcosa. UniCredit e Intesa Sanpaolo usano il potere dei nostri soldi per finanziare nuove trivellazioni e aziende produttrici di armi. Non perché tu lo abbia scelto e non perché te lo abbiano chiesto, ma perché il sistema funziona così. Continuerà a funzionare così finché non gli sottrarremo i nostri soldi.»
«La maggior parte di noi è preoccupata per gli effetti della crisi climatica sulla propria vita e su quella dei figli. Eppure i nostri risparmi stanno finanziando proprio ciò che temiamo, attraverso banche come UniCredit e Intesa Sanpaolo, che continuano a scommettere sul petrolio e sulle armi mentre [inserire l’ultimo evento climatico estremo avvenuto in Italia].»
«I tuoi soldi fanno cose che tu non faresti mai?»
Dopo avere parlato del problema, le persone possono sentirsi sopraffatte o impotenti. Il nostro compito è accompagnarle verso un’alternativa e ricordare che le cose possono cambiare, ma soltanto se agiamo insieme.
Non stiamo chiedendo di scommettere su qualcosa di astratto. Stiamo proponendo di scegliere una realtà che esiste già. La soluzione non deve essere presentata come un sacrificio, ma come un’opportunità concreta e sensata.
Banca Etica è una banca italiana che offre i servizi bancari tradizionali e dichiara di non investire in armi, petrolio, carbone o allevamenti intensivi.
Le sue caratteristiche principali sono tre.
Sul sito dedicato ai finanziamenti è possibile vedere a chi vengono destinati i soldi: cooperative sociali, agricoltura biologica, energie rinnovabili, associazioni e altri progetti. La trasparenza sull’utilizzo del denaro è parte centrale del suo modello.
Nessun socio può detenere più dell’1% del capitale. Ogni socio ha un voto, indipendentemente dal capitale investito. Il potere è quindi distribuito tra migliaia di persone invece di essere concentrato nelle mani di pochi grandi azionisti, come avviene nelle principali banche tradizionali.
Banca Etica non si limita a escludere alcuni settori, ma adotta una politica di finanziamenti positivi. Ha sostenuto energie rinnovabili, cooperative sociali, progetti di agricoltura alternativa, Mediterranea e il progetto legato alla reindustrializzazione della GKN.
Il nostro sondaggio mostra che oltre il 50% delle persone desidera che la propria banca investa in modo etico e considera la trasparenza la caratteristica più importante.
Le persone sono già potenzialmente disponibili. Il nostro compito è renderle consapevoli e dare loro la spinta necessaria a compiere questo passo.
Spostare i propri soldi verso Banca Etica produce due conseguenze:
sottrae risorse e legittimità a chi finanzia la crisi climatica e le guerre;
mette quelle risorse a disposizione di chi sta cercando di costruire qualcosa di diverso.
Le banche funzionano perché possono contare sui depositi di milioni di persone. Quella massa di denaro permette loro di prestare, investire e finanziare. Se una parte consistente di quei soldi viene ritirata, il problema non è soltanto reputazionale: diventa economico e misurabile.
Non servono necessariamente milioni di persone. Ne servono abbastanza da produrre un impatto visibile e mostrare alle banche che continuare a finanziare armi, carbone, petrolio e gas comporta un costo crescente.
No. Si può parlare più in generale di banche etiche, spiegando quali caratteristiche dovrebbe avere un’alternativa credibile:
trasparenza sull’utilizzo del denaro;
una politica chiara di esclusione di armi, petrolio, gas e carbone;
investimenti positivi nei territori, nell’economia sociale e nella transizione ecologica.
Per correttezza, va però ricordato che in Italia Banca Etica è attualmente la realtà che offre tutti i principali servizi bancari tradizionali adottando esplicitamente questo modello.
«Ho sempre pensato che le banche fossero più o meno tutte uguali e che cambiassero soltanto servizi e tariffe. Poi ho scoperto che non è così. Esistono banche che hanno scritto nero su bianco di non voler finanziare armi, petrolio o gas e che pubblicano informazioni sui progetti nei quali investono: cooperative, progetti sociali, comunità energetiche. Abbiamo il potere di fare in modo che i nostri risparmi vengano utilizzati per qualcosa di buono.»
«Cambiare banca da soli è un gesto importante, ma farlo insieme manda un segnale molto più forte. Per troppo tempo le grandi banche hanno fatto indisturbate ciò che volevano con i nostri soldi. Banca Etica ha finanziato progetti di protezione dei diritti umani, Mediterranea, la reindustrializzazione della GKN e le energie rinnovabili.»
«Le energie rinnovabili esistono e hanno costi sempre più bassi. Uno dei problemi è che grandi quantità di denaro continuano ad andare al petrolio. Spostare i nostri soldi verso banche etiche che finanziano la transizione energetica è uno dei modi più diretti per accelerarla. Non aspettiamo che lo facciano i governi: cominciamo noi.»
Non possiamo avere la certezza che una banca non finanzi settori problematici soltanto perché non abbiamo trovato un caso grave o una controversia pubblica.
Potrebbero inoltre mancare garanzie sulle politiche di redistribuzione del reddito, sull’accesso al credito per le persone migranti o su altri criteri sociali e ambientali.
Un criterio utile è verificare se la banca appartiene alla Federazione europea delle banche etiche e alternative — FEBEA, che prevede standard verificati di trasparenza e impatto sociale.
Ogni occasione di contatto con il pubblico, anche quando parliamo con una sola persona, deve concludersi con un’azione concreta e specifica: partecipare a un evento, lasciare un contatto, sottoscrivere un impegno, firmare una petizione o compiere un altro passo definito.
La chiamata all’azione deve essere stabilita in anticipo con il gruppo comunicazione o con il proprio Gruppo Locale.
«Ci vediamo giovedì alle 18 in piazza X» funziona molto meglio di «Vieni a uno dei nostri prossimi incontri».
Più la richiesta è precisa, più è probabile che la persona la realizzi.
| Passaggio | Che cosa fare |
|---|---|
| Valore | Parti dai valori condivisi con il pubblico. |
| Problema | Mostra il problema come una minaccia a quel valore. |
| Soluzione | Proponi una via d’uscita positiva e concreta. |
| Azione | Chiedi un gesto specifico e fattibile. |
Gli esempi presenti in questa pagina non devono essere ripetuti meccanicamente. Ogni discorso deve essere radicato nel proprio vissuto.
Prenditi almeno dieci minuti per chiederti:
Quali valori mi muovono?
Perché per me sono importanti la sicurezza, la trasparenza o la coerenza?
Che cosa mi ha portato a interessarmi a questa campagna?
Quale azione concreta voglio chiedere alle persone?
Lo schema non è una regola assoluta. In un video social, per esempio, si può iniziare urlando il problema. La cosa importante è che siano comunque presenti tutti e quattro gli elementi: valore, problema, soluzione e azione.
Ogni giorno veniamo sommersi da informazioni, numeri e statistiche. La maggior parte delle persone non si attiva grazie a una carrellata di dati. Per questo, in Ultima Generazione, partiamo soprattutto dal vissuto e dalle emozioni.
Alcuni dati corretti, precisi e ripetuti possono però sostenere la nostra storia:
UniCredit e Intesa Sanpaolo, da sole, hanno finanziato petrolio, gas e carbone per una cifra più di cinquanta volte superiore a quella destinata dal PNRR alla transizione ecologica: 64 miliardi contro un miliardo.
Intesa Sanpaolo è la prima banca italiana per finanziamenti a petrolio e carbone: 23,8 miliardi di dollari tra il 2021 e il 2025.
Tra gennaio 2023 e agosto 2025, UniCredit ha fornito circa nove miliardi di dollari ad aziende produttrici di armi, comprese aziende che producono armi destinate a Israele.
Negli ultimi dieci anni, le banche hanno destinato quasi ottomila miliardi di dollari alle fonti fossili: una cifra equivalente a circa cinque volte la spesa sanitaria annuale dell’intera Europa.
Queste indicazioni non sono assolute. In alcuni contesti può essere corretto usare parole come “combustibili fossili”, soprattutto quando sono già parte del linguaggio del pubblico, per esempio durante un’assemblea di Fridays For Future.
| Di’ | Evita, quando possibile | Perché |
|---|---|---|
| Grandi banche, Intesa Sanpaolo, UniCredit | Finanza | Dai un nome preciso al soggetto responsabile. “Finanza” rischia di sembrare qualcosa di astratto e lontano, invece stiamo parlando della loro banca e dei loro conti. |
| Il mio conto corrente, i nostri conti correnti, i miei soldi | Finanza | La parola “finanza” non è vietata, ma è spesso fredda, tecnica e distante dalla vita quotidiana. |
| Petrolio, gas, benzina, energia inquinante, Eni | Fossile, industria fossile | Petrolio e gas sono parole più concrete. “Fossile” è una parola astratta della bolla climatica. Quando la usi, specifica “combustibile fossile”. |
| Noi, io, le persone comuni, le persone che hanno un conto | Correntisti | Evitiamo il più possibile il linguaggio tecnico bancario. |
| Persone che si uniscono per ottenere o pretendere qualcosa | Azione collettiva | Usiamo parole semplici che descrivono concretamente ciò che accade. |
| Affrontare la crisi climatica può creare posti di lavoro stabili, città più verdi e una vita migliore | Transizione giusta | Raccontiamo concretamente che cosa rende la transizione giusta, invece di limitarci a nominarla. |
Risposta breve
Gran parte dei soldi presenti nei mercati finanziari proviene da risparmi, fondi e assicurazioni delle persone comuni. Anche se mille euro sembrano pochi, sono parte della materia prima che alimenta il sistema.
Risposta estesa
I soldi che banche, fondi e assicurazioni investono non sono soltanto i loro: sono anche i nostri. Poche centinaia o migliaia di euro possono sembrare irrilevanti, ma i nostri conti uniti formano la massa di capitale utilizzata per finanziare armi e trivellazioni.
Se quando compriamo qualcosa cerchiamo di essere consapevoli, possiamo chiederci anche che cosa finanziano i nostri risparmi. Possiamo scegliere di non sostenere attività che non condividiamo e che contraddicono i nostri principi.
Risposta breve
Il nostro obiettivo è togliere soldi al finanziamento di armi, petrolio, gas e carbone. Se cerchiamo un’alternativa completa, al momento in Italia Banca Etica è la principale scelta percorribile.
Risposta estesa
Scegliere dove depositiamo i nostri soldi è un modo per fare pressione e smettere di sostenere attività che non condividiamo.
Abbiamo comunque bisogno di un conto per fare la spesa, ricevere lo stipendio e pagare le bollette. Possiamo almeno impedire che il potere economico prodotto dai nostri soldi venga utilizzato da chi investe in armi e trivellazioni.
Oggi Banca Etica è la realtà che conosciamo con un impegno chiaro e verificabile a non finanziare questi settori. Se domani esistessero altre banche con gli stessi criteri, saremmo felici di riconoscerle e sostenerle.
Risposta breve
La scelta più sicura non è necessariamente restare fermi, ma sapere come vengono utilizzati i propri soldi. Banca Etica è una banca regolamentata e presenta indicatori di solidità elevati.
Risposta estesa
La domanda non è soltanto se cambiare banca comporti un rischio, ma anche dove siano impiegati oggi i nostri risparmi.
Banca Etica è sottoposta alla regolamentazione bancaria come gli altri istituti e adotta livelli elevati di prudenza. Cambiare banca non significa necessariamente esporsi a un rischio maggiore: significa scegliere un istituto che utilizza il denaro in modo più coerente con i propri valori.
Possiamo inoltre chiederci che cosa sia più sicuro sul lungo periodo: continuare a finanziare il riarmo e i combustibili fossili che alimentano la crisi climatica, oppure utilizzare i nostri soldi per sostenere un futuro di pace e una transizione ecologica reale?
Risposta breve
Essere etici non significa essere perfetti. Significa assumere impegni chiari e verificabili e spiegare alle persone come vengono utilizzati i loro risparmi.
Risposta estesa
Una banca dovrebbe poter spiegare ai propri clienti come utilizza il loro denaro. Se finanzia armi, petrolio o gas, è giusto chiederne conto. Se adotta criteri trasparenti e orienta i finanziamenti verso un impatto sociale e ambientale positivo, è giusto riconoscere che esiste una differenza.
Banca Etica dichiara di escludere investimenti in armi, petrolio e attività estrattive, gioco d’azzardo, Stati che applicano la pena di morte o non garantiscono libertà civili e politiche, e imprese coinvolte in gravi controversie per corruzione, riciclaggio, inquinamento o sfruttamento del lavoro.
Il criterio fondamentale è poter sapere dove finiscono i nostri soldi e decidere consapevolmente se quella scelta ci rappresenta.
Per evitare di fare un elenco di tutte le domande scomode possibili abbiamo creato due macro tipologie:
- domande che accomunano BE alle altre banche
- domande sulla convenienza economica di BE
- Se la domanda viene fatta in contesti compagni, in genere è associata alla vicenda A/I e Albanese. In tal caso la risposta deve spostare l'attenzione sul vero oppressore: il vero scandalo è che ci troviamo indifese rispetto allo strapotere degli USA e questo ci rende vulnerabili come singole persone, perché nessuno ha una risposta al monopolio finanziario statunitense. Dovremmo piuttosto chiederci “cosa possiamo fare perché Italia ed UE ci difendano dagli USA?”
- In un contesto più neutro potremmo rispondere in modo da aprire al dialogo. Tipo:
Conoscete un'altra banca che abbia criteri di esclusione, un codice etico, ecc? ... e che non sia puro greenwashing?
- Alla domanda su banche armate che sono azioniste di BE, la risposta l’ha fornita GenEtica: “Lo sono non di BE ma di Etica SGR da quando all’inizio non erano ancora banche armate, ma piccole banche. Il problema c’è per BPER non per le altre che sono ancora banche sane. BE si è posta il problema e sta cercando di risolverlo. Per saperne di piu, cliccate qui.
- Fare riferimento al fatto che se un costo economico di un servizio non lo pago è perché lo sta pagando qualcuno per me sotto forma di sfruttamento (lavoro non retribuito o retribuito male, risorse ambientali).
- A breve in arrivo una tabella di confronto tra le principali voci di spesa di un Cc!
- Rispondere che sono contento/a di dare un euro in piu' a una banca che so che finanzia progetti in linea con i miei valori (fare anche esempi concreti: cooperative sociali e agricole, associazioni del terzo settore, rinnovabili)
La risonanza sui media e sui social è uno dei risultati più importanti delle nostre azioni, compresi i volantinaggi. Il risultato comunicativo dipende in gran parte dal ruolo media, che nella storia di UG è stato troppo spesso sottovalutato.
Per ogni azione deve essere prevista una persona dedicata a foto e video. Non è un ruolo secondario: vale quanto quello di chi fa una dichiarazione pubblica.
Un’azione o una dichiarazione riuscita così così, accompagnata da un ottimo video, può essere rilanciata. La migliore azione o dichiarazione, accompagnata da un video scarso, avrà invece pochissime possibilità di circolare.
Il minimo indispensabile è:
seguire la formazione media, della durata di circa dieci minuti;
contattare il gruppo comunicazione in anticipo per ricevere indicazioni precise sull’azione o sul volantinaggio.
Per ricevere una mano puoi contattare il gruppo formavoce. Chiedi al tutor di mobilitazione per avere il contatto.
Dopo avere letto questa pagina, puoi contattare il tuo tutor di mobilitazione.
Materiale grafico del progetto finanza
Canale youtube con formazioni portavoce
Formazione di GEN-ETICA (SULLA FINANZA ETICA) e sulla Narrativa
Webinar di 50 minuti con Andrea Barolini e Andrea Baranes. Andrea Barolini è direttore di Valori.it; Andrea Baranes è stato presidente di Banca Etica. È disponibile anche la trascrizione del webinar.
Webinar di 30 minuti con Andrea Barolini, direttore di Valori.it.
Webinar con Chiara Bannella, direttrice della comunicazione di Banca Etica. I primi venti minuti contengono una spiegazione particolarmente utile delle attività positive finanziate dalla banca.
CLIMA & BANCHE
Banking on Climate Chaos 2026: Banking on Climate Chaos
Investimenti nel fossile di Cassa Depositi e prestiti:
Cassa Depositi e Prestiti investe il 77% nel fossile - Focsiv
CLIMA IN GENERALE
Planetary Solvency - Global Tipping Points
Global economy could face 50% loss in GDP between 2070 and 2090 from climate shocks, say actuaries
Indice del Clima 2026 (per capoluoghi di provincia italiani) del Sole 24 Ore
SOSTEGNO A ISRAELE E AL GENOCIDIO
Don’t Buy into Occupation 2025;
The Private Actors Behind the Economy of Occupation and Genocide
La posizione di BDS nella campagna Banche complici:
https://bdsitalia.org/index.php/comunicati-embargo/3007-quando-la-finanza-e-complice
Il sostegno delle banche italiane al genocidio dei palestinesi:
https://valori.it/banche-armi-israele/
Chi possiede i war bond israeliani?;
Chi ha in tasca oggi i “War bond” di Israele. Dal colosso Allianz a tre piccoli investitori italiani
SOSTEGNO ALL’INDUSTRIA DELLE ARMI
Pax Report: High-risk arms trade and the financial sector
Report Zero Armi 2025;
Report ZeroArmi - Fondazione Finanza Etica
SOSTEGNO DELLA FINANZA AI DATA CENTER PER AI:
Unicredit e lo sviluppo di Data Center:
https://www.unicreditgroup.eu/it/press-media/press-releases/2026/march/unicredit-and-ing-acted-as-global-coordinators-for-the-eur-375-m.html
Consumo di acqua dei data centers:
Data Centers and Water Consumption | Article | EESI
Il sostegno della finanza alla AI:
Il credito privato alimenta il boom dell'IA e minaccia la stabilità finanziaria