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La finanza è uno dei principali centri di potere della nostra società. Le banche possono decidere rapidamente quali settori sostenere con prestiti e investimenti, spesso con una capacità di intervento molto maggiore di quella che oggi hanno la politica e le istituzioni pubbliche.
Nel solo 2025, secondo Banking on Climate Chaos, le 65 maggiori banche mondiali hanno destinato 906 miliardi di dollari alle imprese dei combustibili fossili, 64 miliardi in più rispetto al 2024, con un aumento del 7,6%.
Anche il sostegno finanziario alle armi continua a crescere: considerando soltanto 25 produttori di armi nucleari, PAX registra oltre 195 miliardi di dollari in più in azioni e obbligazioni e 29,8 miliardi in più in prestiti e collocamenti rispetto alla rilevazione precedente.
Per capire la sproporzione, l’intero piano europeo REPowerEU mobilita complessivamente quasi 300 miliardi di euro per rinnovabili, reti, efficienza e sicurezza energetica, mentre la missione verde del PNRR italiano vale 69,94 miliardi e appena 5,9 miliardi sono destinati direttamente alle rinnovabili: molto meno di quanto le grandi banche riversano nei fossili in un solo anno.
Finché enormi quantità di denaro continueranno a finanziare petrolio, gas e armi, sarà molto difficile accelerare la transizione energetica, fermare il riarmo e costruire un’economia al servizio delle persone. Per questo crediamo che sia strategico intervenire direttamente sui flussi finanziari e far valere il potere di chi affida alle banche i propri risparmi. Le élite finanziarie hanno dichiarato guerra all'umanità investendo in ciò che distruggerà gli ecosistemi, renderà intere regioni e città delle camere a gas e causerà potenzialmente la morte di miliardi di persone in questo secolo.
La grande maggioranza delle persone conserva ancora i propri soldi in banche coinvolte nel finanziamento dei combustibili fossili e dell’industria militare, spesso senza sapere come vengano utilizzati e senza avere mai espresso il proprio consenso.
Il disinvestimento è un’azione semplice e inclusiva: una persona può ritirare i propri soldi da una banca fossile e armata e spostarli verso strumenti finanziari più trasparenti ed etici.
Cambiare conto individualmente è già una scelta concreta. Ma quando migliaia di persone, associazioni e istituzioni lo fanno insieme, il disinvestimento diventa una forma di pressione politica.
La forza del progetto sta proprio nell’unire questi due livelli:
- permettere a ogni persona di smettere di finanziare attività contrarie ai propri valori;
- trasformare migliaia di scelte individuali in un’azione collettiva capace di sottrarre denaro, clienti, reputazione e potere alle banche tossiche.
Vogliamo creare il maggior numero possibile di gruppi territoriali capaci di aiutare le persone a comprendere che cosa finanziano le proprie banche e ad accompagnarle verso il disinvestimento.
Questi gruppi possono organizzare:
- presentazioni pubbliche;
- volantinaggi davanti alle filiali delle banche tossiche;
- incontri informativi;
– conversazioni nei quartieri, nelle università e nei luoghi di lavoro;
- momenti di assistenza per chi vuole valutare il cambiamento del proprio conto.
L’obiettivo non è soltanto informare, ma rendere il disinvestimento un’azione accessibile, concreta e replicabile.
Vogliamo coinvolgere il maggior numero possibile di associazioni, reti, enti e istituzioni. Molte realtà che difendono il clima, la pace, i diritti e la giustizia sociale continuano infatti a conservare i propri soldi o a mantenere rapporti economici con banche fossili e armate.
Vogliamo rendere visibile questa contraddizione e fare pressione soprattutto sulle grandi istituzioni del campo progressista, affinché il disinvestimento diventi una scelta morale e politica sempre più importante.
Ogni realtà coinvolta può compiere due azioni:
- spostare direttamente i propri soldi;
- invitare le persone che fanno parte della propria comunità a fare lo stesso.
In questo modo, ogni associazione può diventare un moltiplicatore del progetto collettivo.
Non vogliamo limitarci a sottrarre denaro alle banche tossiche. Vogliamo anche contribuire a spostare persone, risorse e competenze verso la finanza etica e l’economia solidale.
Esistono strumenti finanziari che sostengono progetti sociali, ambientali, mutualistici e territoriali. Tra questi ci sono anche le MAG, Mutue per l’Autogestione: realtà di finanza mutualistica e solidale che raccolgono risorse nelle comunità e sostengono attività sociali, cooperative e autogestite. (Es.magverona.it)
Vogliamo aiutare più persone a conoscere queste alternative, utilizzarle e partecipare alla loro crescita.
Il nostro obiettivo non è soltanto promuovere molti cambi di conto. Vogliamo modificare i rapporti di forza tra persone, banche e politica.
La finanza oggi esercita un potere enorme sulle decisioni pubbliche. Per costruire una politica democratica capace di governare la finanza, invece di esserne governata, dobbiamo sviluppare una forza economica e sociale autonoma.
Disinvestire dalle banche fossili e armate, costruire una grande rete e rafforzare l’economia solidale sono tre parti della stessa strategia. Crediamo che questo percorso possa aiutare il movimento climatico e contro la guerra a crescere, coinvolgere molte più persone e costruire alternative materiali sempre più forti.