Avete già un gruppo di disinvestimento, formato da persone che si conoscono e vogliono contribuire alla campagna? Questa pagina può aiutarvi a scegliere come lavorare nel vostro territorio, costruire un’organizzazione e non limitarvi soltanto a contattare nuove persone.
Raccogliere contatti e promesse di disinvestimento resta fondamentale. Tuttavia, una campagna diventa più forte quando riesce anche a tornare con continuità negli stessi luoghi, costruire relazioni con comunità e persone di riferimento, coinvolgere gradualmente nuove persone nelle attività, distribuire responsabilità, organizzare momenti pubblici riconoscibili e imparare dall’esperienza.
Quelli presentati in questa pagina sono consigli, non istruzioni obbligatorie. Ogni gruppo di disinvestimento può adattarli alle proprie energie, alla città, al calendario, alle relazioni già esistenti e al numero di persone disponibili. Un piano differente è incoraggiato, purché sia concreto, sostenibile e verificabile.
L’unica cosa da evitare è che “fare campagna” significhi soltanto riunirsi tra noi per discutere. Ogni percorso dovrebbe aiutarci a uscire, incontrare persone nuove, raccogliere risultati e trasformare l’interesse in partecipazione e organizzazione.
Un gruppo di disinvestimento può scegliere tra tre strategie principali: lavorare in un’università; concentrarsi su uno o più luoghi d’incontro molto frequentati; collaborare con altre realtà e partecipare alle manifestazioni.
Questi modelli non si escludono a vicenda. Un gruppo universitario può collaborare con un collettivo studentesco; un gruppo che lavora in un circolo può partecipare anche alle manifestazioni cittadine; una collaborazione con un’associazione può permettere di entrare in un’università o in uno spazio culturale; una campagna concentrata su un quartiere può coinvolgere biblioteche, parrocchie, circoli e comitati locali.
Per iniziare, però, consigliamo di scegliere un modello principale, in modo da non disperdere le energie.
Non dobbiamo provare subito a parlare con tutta la città. È più utile scegliere una comunità o un ambiente sociale abbastanza preciso: gli studenti di una determinata facoltà, le persone che frequentano uno spazio culturale, i soci di alcuni circoli, chi partecipa alle iniziative per la Palestina, gli abitanti di un quartiere, i lavoratori di un settore, i volontari di associazioni locali o le persone che frequentano biblioteche, librerie, coworking, festival e manifestazioni.
Una campagna concentrata permette alle persone di incontrare più volte lo stesso messaggio, riconoscere il gruppo e parlarne tra loro.
La campagna sulla finanza può essere raccontata attraverso diversi punti di ingresso: la crisi climatica e i finanziamenti ai combustibili fossili; la guerra, il riarmo e l’industria delle armi; i finanziamenti alle imprese coinvolte nell’occupazione e nelle operazioni militari israeliane; il ruolo delle banche nell’aumento delle disuguaglianze; gli investimenti rischiosi legati all’Intelligenza Artificiale; il potere delle banche sull’economia e la possibilità di spostare il proprio denaro verso una finanza etica.
Non bisogna necessariamente parlare di tutto nello stesso momento. Per iniziare è spesso più efficace scegliere un messaggio semplice e ripetibile, collegato alle persone che vogliamo raggiungere.
Possiamo domandarci quale tema interessi maggiormente la comunità scelta, quale problema sia già discusso in quel luogo, da quale questione sia più facile partire per spiegare il ruolo delle banche e quale collegamento possa essere compreso in pochi minuti.
In un’università potrebbe funzionare il legame tra banche, riarmo e futuro delle nuove generazioni. In un gruppo per la Palestina potrebbe funzionare il tema dei finanziamenti alle imprese coinvolte nell’occupazione e nella guerra. In un’associazione ecologista potrebbe essere più immediato partire dai combustibili fossili.
Per gruppi nuovi o con poche energie consigliamo di partire principalmente da Intesa Sanpaolo e UniCredit, perché sono banche molto conosciute, diffuse sul territorio e già centrali nella campagna nazionale.
La comunicazione può comunque restare generalista: non dobbiamo parlare soltanto ai loro correntisti, ma mostrare a tutte le persone come il sistema finanziario influenzi clima, guerra, armi ed economia.
Un gruppo può scegliere anche una banca particolarmente importante nel proprio territorio. Prima di farlo, consigliamo di verificare che abbia davvero una presenza rilevante nella città o nella comunità scelta, che esistano fonti solide e indipendenti sui suoi investimenti, che il caso sia comprensibile e comunicabile, che le responsabilità siano attribuibili alla banca attuale e che il bersaglio scelto sia coerente con la campagna nazionale.
Questa verifica non deve essere fatta da soli. Il gruppo può chiedere supporto al tutor e alle persone che si occupano del coordinamento del progetto finanza.
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A livello nazionale, le persone che vogliono disinvestire vengono indirizzate principalmente verso Banca Etica.
Un gruppo può proporre anche alternative locali, ma soltanto dopo averne verificato seriamente l’affidabilità. Molte banche utilizzano parole come “verde”, “responsabile”, “sostenibile” o “ESG” senza interrompere realmente gli investimenti problematici. Una banca può pubblicizzare fondi sostenibili e continuare contemporaneamente a finanziare gas, armamenti o grandi imprese fossili.
Prima di consigliare una banca alternativa è quindi opportuno cercare studi indipendenti, verificare i criteri di esclusione applicati, controllare se finanzia combustibili fossili e armamenti e discutere la proposta con il tutor o con le persone esperte del progetto finanza.
Quando incontriamo una persona interessata, dovremmo poterle proporre subito una prossima attività concreta: un banchetto già fissato, una presentazione, il prossimo Sabato del disinvestimento, una riunione aperta, un incontro informale, una formazione, un evento organizzato con un’associazione oppure un’attività pratica per capire come cambiare banca.
Idealmente, la prossima occasione dovrebbe svolgersi entro una settimana o dieci giorni. Dire semplicemente “ti faremo sapere” rende molto più difficile trasformare l’interesse in partecipazione.
Durante banchetti, presentazioni, volantinaggi ed eventi, le persone interessate possono compilare il form della promessa di disinvestimento. I contatti raccolti vengono poi gestiti attraverso Catalyst. È utile distinguere chi ha soltanto firmato, chi vuole ricevere informazioni, chi vuole partecipare a un evento, chi è disponibile ad aiutare una volta, chi potrebbe entrare stabilmente nel gruppo e chi possiede relazioni, competenze o spazi utili.
Le persone che mostrano maggiore entusiasmo dovrebbero essere ricontattate personalmente e invitate a un’attività precisa.
Questo modello è particolarmente adatto quando il gruppo comprende studenti, studentesse, docenti o personale universitario; vive in una città con una grande presenza universitaria; può accedere facilmente a facoltà, biblioteche, mense o aule studio; conosce associazioni o collettivi universitari; può contattare professori disponibili a ospitare un intervento; oppure vuole coinvolgere soprattutto persone giovani.
L’università permette di incontrare molte persone nello stesso ambiente e di tornare più volte negli stessi punti. L’obiettivo non è parlare genericamente a tutti gli studenti della città, ma scegliere un punto di partenza preciso: una facoltà, un dipartimento, una biblioteca, una mensa, una grande aula studio, una residenza universitaria, una zona con più sedi vicine oppure un corso di laurea particolarmente sensibile ai temi della campagna.
Il gruppo può volantinare davanti alle facoltà, organizzare banchetti nelle zone di passaggio, chiedere brevi interventi all’inizio o alla fine delle lezioni, contattare professori interessati a clima, economia, filosofia politica, relazioni internazionali o diritti umani, organizzare una presentazione in un’aula, collaborare con associazioni studentesche, partecipare a festival universitari, intervenire durante assemblee e occupazioni, proporre una discussione in una biblioteca, organizzare un incontro pratico su come cambiare banca oppure costruire una giornata di mobilitazione davanti a una filiale vicina all’università.
Un gruppo potrebbe concentrarsi sulla facoltà di Scienze politiche, contattare dieci docenti, organizzare tre volantinaggi davanti alla biblioteca e concludere con una presentazione pubblica su banche, guerra e riarmo.
Un altro gruppo potrebbe lavorare soprattutto nella mensa universitaria, tornando ogni due settimane, raccogliendo promesse di disinvestimento e invitando le persone più interessate a un incontro serale.
Un terzo gruppo potrebbe collaborare con una radio universitaria, preparare alcune interviste sul rapporto tra studenti e banche e concludere il percorso con un evento pubblico.
Il primo obiettivo può essere individuare un luogo universitario preciso, scegliere un messaggio adatto agli studenti, fissare una prima attività pubblica, contattare alcuni docenti o associazioni e costruire un piccolo calendario che permetta di trovare le prime persone disponibili ad aiutare.
Questo modello è utile quando esiste uno o più luoghi attraversati regolarmente da una comunità abbastanza ampia. Idealmente, il luogo o la rete di luoghi dovrebbe essere frequentata da almeno 300-500 persone, possibilmente anche di più.
Possono essere spazi culturali, circoli ARCI, biblioteche, librerie indipendenti, coworking, case di quartiere, festival ricorrenti, centri giovanili, associazioni culturali, redazioni e comunità come Scomodo, spazi come Comala a Torino, circoli del centro di Bologna, una rete di parrocchie oppure diversi luoghi vicini frequentati dallo stesso ambiente sociale.
Il gruppo non prova a essere presente in tutta la città. Sceglie pochi luoghi e vi ritorna con costanza.
Quando le persone ricevono più volte lo stesso messaggio, iniziano a riconoscerlo, ne parlano tra loro, vedono che la campagna continua e percepiscono il disinvestimento come una possibilità concreta, non come un’iniziativa isolata.
È importante il concetto di soglia. All’inizio il messaggio può sembrare marginale. Continuando a lavorare nello stesso ambiente, può arrivare un momento in cui abbastanza persone ne hanno sentito parlare e la comunità comincia a diffonderlo autonomamente. Se cambiamo continuamente luogo, rischiamo di non raggiungere mai questa soglia.
Il gruppo può volantinare periodicamente all’ingresso del luogo, partecipare agli eventi già organizzati, chiedere di lasciare materiali e QR code, parlare con gestori e volontari, organizzare un banchetto ricorrente, proporre una presentazione, realizzare un piccolo sondaggio tra i frequentatori, raccogliere testimonianze, organizzare un incontro pratico sul cambio di banca, costruire un Sabato del disinvestimento dentro o vicino allo spazio e coinvolgere alcune persone della comunità nell’organizzazione.
Per esempio, un gruppo può scegliere tre circoli dello stesso quartiere, visitarli regolarmente, conoscere i gestori e organizzare dopo alcuni mesi una presentazione comune.
Un altro gruppo può lavorare con le parrocchie di un quartiere, partendo dai temi della pace e della giustizia sociale. Può parlare con i parroci, distribuire materiale all’uscita delle attività e proporre un incontro sul legame tra risparmi, armi e guerra.
Un gruppo può anche scegliere un unico spazio culturale molto frequentato, partecipare alle sue attività per alcuni mesi e costruire progressivamente una relazione con la comunità che lo attraversa.
Un’altra possibilità è individuare una rete di luoghi molto vicini tra loro, come una biblioteca, un circolo, una libreria e una casa di quartiere frequentati dalle stesse persone. In questo modo il messaggio può essere incontrato in occasioni differenti, ma all’interno della stessa comunità.
Il primo obiettivo può essere scegliere uno o pochi luoghi prioritari, stimare quante persone li frequentano, ottenere un contatto con almeno un gestore o referente, realizzare una prima uscita e costruire un calendario che permetta di tornare con continuità.
Frase guida: non dobbiamo disperderci in tutta la città. Dobbiamo scegliere pochi luoghi, tornarci con costanza, farci riconoscere e far circolare il messaggio finché le persone iniziano a parlarne tra loro.
Questo modello è utile quando nella città esistono associazioni, collettivi, comitati o mobilitazioni già attive e il gruppo vuole portare il tema del disinvestimento dentro comunità esistenti.
Possiamo rivolgerci ad associazioni ambientaliste, gruppi per la Palestina, collettivi studenteschi, sindacati, gruppi contro il riarmo, comitati contro grandi opere o progetti fossili, associazioni per la pace, movimenti per la casa, gruppi mutualistici, circoli culturali, comunità religiose, associazioni di quartiere e reti cittadine.
Non bisogna costruire subito una grande alleanza cittadina. È meglio individuare 3-5 realtà prioritarie, partecipare ad alcuni dei loro momenti pubblici e capire con chi esiste la possibilità di organizzare qualcosa di concreto.
L’obiettivo non è “fare rete” in astratto. Una relazione diventa utile alla campagna quando produce una presentazione, un banchetto congiunto, la condivisione della promessa di disinvestimento, una presenza comune a una manifestazione, nuovi contatti, persone disponibili a partecipare oppure una collaborazione che possa continuare nel tempo.
Le manifestazioni permettono di parlare con molte persone già sensibili a un determinato tema. Il gruppo può partecipare a cortei per la Palestina, manifestazioni climatiche, mobilitazioni contro il riarmo, scioperi, festival sociali, presìdi contro opere fossili, assemblee pubbliche, iniziative per il diritto alla casa o giornate per la pace.
Durante queste occasioni può distribuire volantini, utilizzare cartelli con QR code, raccogliere promesse di disinvestimento, parlare con le persone presenti, chiedere brevi interventi dal palco, contattare organizzatori e invitare le persone al prossimo incontro.
Le grandi manifestazioni possono permettere di incontrare molte persone in poco tempo. Per evitare che i contatti raccolti si disperdano, è però fondamentale avere già pronta una data successiva a cui invitarle.
Una proposta a un’associazione dovrebbe essere semplice e poco impegnativa. Per esempio:
Vorremmo portare il tema del disinvestimento dentro la vostra comunità. Possiamo organizzare insieme un incontro semplice su banche, guerra, clima e finanza etica, raccogliendo promesse di disinvestimento e contatti di persone interessate?
Si può anche proporre un banchetto durante un loro evento, un intervento di dieci minuti durante un’assemblea, un incontro online, una presentazione nella loro sede, una giornata di volantinaggio condivisa, un post congiunto, l’invio del form alla loro mailing list, una presenza comune davanti a una filiale oppure la partecipazione comune al Sabato del disinvestimento.
Per esempio, un gruppo può contattare un’associazione impegnata per la Palestina e proporre un incontro sui finanziamenti bancari alle imprese coinvolte nell’occupazione. Un altro può collaborare con un gruppo ecologista per organizzare un banchetto sui finanziamenti ai combustibili fossili durante un festival. Un altro ancora può intervenire durante un’assemblea sindacale per discutere del rapporto tra risparmi, fondi pensione, banche e industria bellica.
Il primo obiettivo può essere individuare 3-5 realtà prioritarie, costruire un calendario di manifestazioni ed eventi, ottenere almeno una collaborazione concreta e realizzare una prima attività condivisa.
Frase guida: non dobbiamo convincere subito tutti o costruire una rete enorme. Dobbiamo trovare pochi spazi nei quali parlare con persone nuove e capire quali realtà possono realmente camminare con noi.
Le tempistiche sono flessibili. Il ciclo seguente serve come orientamento e può essere accorciato, allungato o modificato.
Il gruppo sceglie il modello principale, la comunità a cui rivolgersi, il tema iniziale, la banca su cui concentrarsi, i luoghi, le università o le realtà prioritarie e una prima attività pubblica. Successivamente prepara un calendario semplice.
In questa fase è utile creare una cartella Drive condivisa in cui conservare la mappatura dei luoghi, l’elenco dei contatti, il calendario, i materiali, i resoconti delle attività, le responsabilità e i risultati raccolti. Non bisogna aspettare che il piano sia perfetto: durante i primi due mesi consigliamo di fare anche alcune prove leggere.
Il gruppo realizza le prime attività con continuità: volantinaggi, banchetti, presentazioni, interventi, partecipazione a manifestazioni, incontri informali e conversazioni con gestori e associazioni.
L’obiettivo è capire quali messaggi funzionano, quali luoghi e orari sono migliori, quali persone mostrano maggiore interesse e quali attività producono più promesse di disinvestimento e nuovi contatti.
Dopo ogni attività è utile annotare brevemente cosa è successo, senza aspettare settimane. Bastano poche informazioni: quante persone sono state incontrate, quante hanno compilato il form, quali domande sono emerse, chi è sembrato particolarmente interessato e quale attività sarà organizzata successivamente.
Il gruppo rallenta la raccolta di nuovi contatti e si prende cura delle persone già incontrate.
Le persone più interessate vengono invitate a compiere un passo piccolo: partecipare a un banchetto, portare un amico, aiutare a preparare un evento, contattare un professore, presentare il gruppo a un’associazione, distribuire materiali, partecipare al Sabato del disinvestimento oppure entrare nella riunione del gruppo.
Un obiettivo realistico può essere trovare 2-4 persone disponibili ad aiutare almeno una volta al mese. Non è necessario che entrino immediatamente nel gruppo o assumano grandi responsabilità. È più utile proporre loro un’esperienza concreta e lasciare che il coinvolgimento cresca gradualmente.
Il gruppo organizza un momento pubblico più visibile. Può essere un evento universitario, una presentazione in uno spazio culturale, un grande banchetto, una giornata coordinata in più luoghi, una collaborazione con un’associazione, una presenza organizzata a una manifestazione, un Sabato del disinvestimento particolarmente curato, un’azione comunicativa davanti a una filiale oppure una restituzione pubblica delle testimonianze raccolte.
Non deve essere un evento enorme. Deve essere riconoscibile, ben preparato e utile a coinvolgere nuove persone.
Quando un’attività presenta rischi legali, il gruppo deve prima organizzare una formazione all’azione diretta nonviolenta e confrontarsi con il tutor.
Alla fine del ciclo è importante organizzare sia un momento di apprendimento sia un momento di festa.
Il gruppo valuta quante promesse di disinvestimento sono state raccolte, quanti contatti sono stati ottenuti, quante persone sono state ricontattate, quante hanno partecipato a una seconda attività, quali luoghi hanno funzionato, quali messaggi hanno aperto più conversazioni, quali collaborazioni sono state concrete e quali attività hanno consumato troppe energie.
Il festeggiamento può essere semplice: una cena, una merenda, un incontro conviviale o un momento per ringraziare tutte le persone coinvolte.
Alla fine, il gruppo sceglie un nuovo obiettivo concreto. Può decidere di continuare a lavorare nella stessa università, concentrarsi sul luogo che ha risposto meglio, organizzare un secondo evento con un’associazione, coinvolgere stabilmente quattro persone nuove, aprire il lavoro in una seconda facoltà, aggiungere un nuovo circolo, preparare una campagna di pressione su una banca oppure costruire un’azione pubblica cittadina.
La crescita del gruppo non dipende soltanto dal numero di contatti raccolti. Dipende dalla capacità di trasformare alcune persone interessate in partecipanti attivi.
Per farlo consigliamo di proporre compiti piccoli, chiari e accessibili. Una persona può preparare la grafica di un evento, aggiornare il calendario, scrivere a cinque professori, ricontattare tre persone, cercare le prossime manifestazioni, parlare con il gestore di uno spazio, portare volantini, aiutare per un’ora a un banchetto, presentare la campagna a un’associazione, aggiornare Catalyst, documentare un’attività o organizzare un momento conviviale.
Non tutte le persone devono partecipare allo stesso modo. Una persona può aiutare una volta al mese, un’altra può assumere un ruolo stabile, un’altra ancora può mettere a disposizione soltanto uno spazio o un contatto.
L’importante è che i compiti non restino sempre sulle stesse persone. Un gruppo di disinvestimento può distribuire progressivamente la gestione del calendario, i rapporti con università e associazioni, l’organizzazione delle attività pubbliche, la raccolta dei contatti, il follow-up, la comunicazione e la cura del gruppo.
Meglio lavorare bene in una facoltà, in tre circoli o con poche associazioni, invece di comparire una sola volta in molti luoghi diversi.
Le prime attività servono per imparare. Un piccolo incontro con quindici persone può essere più utile di un grande evento organizzato dopo mesi di preparazione.
Ogni contatto lasciato senza seguito perde rapidamente interesse.
Le riunioni sono utili quando permettono di decidere responsabilità, date e attività. Non devono sostituire il lavoro pubblico.
È più efficace proporre un compito piccolo e concreto, lasciando che la responsabilità cresca progressivamente.
Dopo ogni attività è utile segnare quante persone sono state incontrate, quante promesse sono state raccolte, quali persone sono sembrate particolarmente interessate, quali messaggi hanno funzionato, quali problemi sono emersi e quale sarà il prossimo passo.
Le accuse rivolte alle banche devono essere sostenute da fonti affidabili. In caso di dubbio, chiedete supporto al tutor.
Il modello universitario si rivolge principalmente a studenti, studentesse, docenti e personale. Il suo punto di forza è la presenza di molte persone concentrate negli stessi luoghi. Il rischio principale è voler coinvolgere tutta l’università senza scegliere un punto preciso. Un buon primo risultato può essere lavorare in una facoltà o in un polo, realizzare alcune uscite e organizzare un primo evento.
Il modello dei luoghi molto frequentati si rivolge alle comunità che attraversano regolarmente spazi culturali, circoli o luoghi di quartiere. Il suo punto di forza è la possibilità di utilizzare ripetizione, riconoscibilità e prossimità sociale. Il rischio principale è cambiare continuamente luogo senza raggiungere una soglia. Un buon primo risultato può essere scegliere uno o pochi spazi, costruire un rapporto con i gestori e preparare un calendario ricorrente.
Il modello delle altre realtà e delle manifestazioni si rivolge a persone già coinvolte in associazioni, collettivi e mobilitazioni. Il suo punto di forza è l’accesso a comunità già esistenti e la possibilità di costruire collaborazioni. Il rischio principale è fare rete in astratto senza produrre attività concrete. Un buon primo risultato può essere realizzare una prima iniziativa insieme a un’altra realtà.
Strategia generale della campagna
Narrazione generale della campagna
Lista delle banche tossiche da boicottare
Linee guida per organizzare una presentazione
Linee guida per l’integrazione delle persone nuove