Ciao! Se stai leggendo questa linea guida, probabilmente è perché stai per andare in azione!
Prima di tutto, grazie per il tuo coraggio. Lo scopo di questa linea guida è fornire una sintesi di tutto ciò che è importante che tu tenga a mente quando ti accingi ad entrare in azione. Il contenuto riprende in buona parte ciò che viene detto nella formazione all’azione diretta nonviolenta e nella formazione legale, ma aggiunge alcuni elementi pratici.
Prima di uscire per andare in azione, assicurati di avere nel tuo zainetto:
Documento d’identità (Carta d’Identità, patente, passaporto sono considerati validi. La Tessera Sanitaria o altri tipi di documento no)
Biglietto con scritto nome, indirizzo e numero dell’avvocato + numero delBack Office
Acqua e snack
Una felpa in più se necessario
Un libro, un gioco di società, delle carte o qualcosa per passare il tempo in caso finissi in commissariato
Carta e un po’ di soldi in contanti (soprattutto monete) sufficienti a spostarti con i mezzi pubblici o a prendere un caffè in un bar.
Assicurati di NON PORTARE:
Telefono personale (per non correre il rischio di sequestro). Puoi portare un altro telefono (con una diversa Sim) se sai che non è controllato e non hai paura che sia sequestrato
Forbici, coltellini e qualunque oggetto possa essere scambiato per un’arma
Sostanze stupefacenti
Appunti o quaderni relativi all’organizzazione di quell’azione o in generale a UG
Mantieni la concentrazione sul perché sei lì. Prima dell’azione, concentrati sulle ragioni profonde che ti portano a scendere in strada e durante l’azione rimani a contatto con quello che stai facendo e perché.
Eventuali passanti infuriati e le forze dell’ordine non sono il tuo nemico. Potrebbero reagire con ostilità e aggressività all’azione, è importante che tu mantenga la calma. Se te la senti, rispondi alle loro domande in tono rispettoso, spiegando con più tranquillità possibile cosa stai facendo e perché sei lì.
Non usare violenza fisica né verbale verso nessuna persona. Se sei in difficoltà e vieni provocato, piuttosto chiedi aiuto al gruppo e affidati a chi è in azione con te.
Potresti trovarti in una situazione in cui le forze dell’ordine decidono di procedere con lo sgombero dei partecipanti all’azione. In tal caso (ma non è obbligatorio!) puoi decidere di non cooperare e farti trascinare via di peso, altrimenti puoi decidere di alzarti e seguirli con le tue gambe.
Questo comportamento si chiama resistenza passiva perché non si oppone attivamente nessuna resistenza ma non si collabora, non ci si alza quando viene chiesto e si rimane fermi mentre si viene portati via o spostati.
Se scegli di fare resistenza passiva, ricorda di tenere il corpo completamente rilassato tranne il collo per evitare traumi. Tieni la testa dritta con il mento leggermente avvicinato al petto.
In generale, sia in strada che in commissariato, quando le forze dell’ordine si rivolgono a te rispondi con calma, fai presenti i tuoi diritti e non rispondere se non vuoi, non te la senti o non sei sicuro di cosa dire. Mantenere il rispetto per l’altra persona non significa essere d’accordo con quello che fanno o doverci fare amicizia.
Le forze dell’ordine potrebbero chiederti il tuo documento d’identità già sul luogo dell’azione. Sei tenuto a fornirlo quando ti viene chiesto ma non sei obbligato a comunicare altre informazioni oltre a nome, cognome, luogo e data di nascita, indirizzo di residenza (le informazioni riportate nel documento d’identità). Se sei di fronte ad agenti in borghese e hai il dubbio che siano agenti di polizia, puoi chiedere di mostrare il tesserino identificativo.
Le forze dell’ordine potrebbero insistere e farti pressioni perché ti alzi o sposti da dove ti trovi. Se hai deciso di fare resistenza passiva, respira profondamente e mantieni la calma. Cerca lo sguardo dei tuoi compagni se ti può aiutare. Se te la senti, puoi spiegare con tranquillità: “Io scelgo di rimanere qui, non opporrò resistenza ma non mi sposto”. Sapendo che è un’azione di Ultima Generazione potrebbero aspettarsi già che le persone si comportino così e iniziare a spostarti di peso senza troppi complimenti.
Le forze dell’ordine ti potrebbero portare su una volante e in seguito in un commissariato per un fermo identificativo (vedi sotto). Il fatto che avvenga spesso non vuol dire che sia necessariamente legittimo: le forze dell’ordine dovrebbero portarti via solo se ci sono particolari motivi legati alla sicurezza o dubbi legati alla tua identità, mentre spesso lo fanno di default. Facciamoglielo presente, anche se lo faranno lo stesso.
Una volta arrivati in commissariato, l’azione non è finita!
È cruciale rimanere lucidi e assertivi. Per diverse ore non sarai in un ambiente amico. Allo stesso tempo, non dobbiamo nemmeno pensare di trovarci in un luogo necessariamente ostile: con le dovute precauzioni, i fermi in commissariato possono essere occasioni per rafforzare legami con gli altri partecipanti, riposare dopo l’azione o spiegare alle forze dell’ordine il perché delle nostre scelte.
Sei tenuto a fornire il tuo documento quando ti viene richiesto e rifiutarsi di farlo è un reato. Agiamo a volto scoperto assumendoci la responsabilità di quello che facciamo.
Non sei tenuto a fornire nessuna informazione all’infuori delle tue generalità (ossia nome, cognome, luogo e data di nascita, indirizzo di residenza). In particolare: non sei obbligato, in nessun caso, a dare il numero di telefono, la mail o altri recapiti richiesti che non siano la residenza.
Hai diritto a un interprete e alla traduzione di tutti i verbali se non parli e comprendi la lingua italiana
Se ci sono motivati sospetti di possesso di armi, droghe, altri oggetti pericolosi o materiali che può essere utile per le future indagini, possono:
ispezionare zaini, borse o altri contenitori
effettuare perquisizioni personali, controllando il contenuto delle tasche e, più raramente, chiedendo di spogliarsi. Di solito le perquisizioni sono effettuate da agenti dello stesso genere che è indicato sul tuo documento.
sequestrare materiale trovato sul luogo dell’azione oppure durante le ispezioni e le perquisizioni personali. Non possono sequestrare gli unici vestiti che hai addosso (ad es. non possono sequestrarti una maglietta perché ha il logo di UG se non ne hai una di ricambio).
Prima che compiano ognuna di queste operazioni, tu hai diritto a farti assistere da un avvocato/a o da una persona di fiducia, “purché sia prontamente reperibile” (ovvero non si può far aspettare delle ore la perquisizione in attesa dell’arrivo di un avvocato/a)
Per ognuna di queste cose, devono redigere un verbale (vedi sotto). Per ogni verbale che ti fanno, hai diritto a leggere quello che viene scritto, non firmare (anche se dovessero fare pressione per farlo) e vederti rilasciare una copia con scritto che non firmi ma ritiri copia.
Se siamo indagati per qualcosa, durante il fermo o l’arresto abbiamo diritto a sapere quali sono le accuse che ci vengono mosse. Sono di solito indicate in tutti i verbali e in particolare le troviamo nel “verbale di identificazione, nomina del difensore ed elezione di domicilio” (più comunemente “elezione di domicilio” o “il 161”).
Se stai male o ti fa male qualcosa o hai ricevuto abusi fisici da parte delle forze dell’ordine, hai sempre diritto ad assistenza medica (di solito viene chiamata un’ambulanza che ti porta direttamente al Pronto Soccorso più vicino) e a ricevere copia di un referto medico che attesti le tue condizioni nel momento del fermo
È il caso più comune: avviene per quasi ogni azione che preveda dei rischi legali
Può avere una durata massima di 12 ore a partire dalla comunicazione al Pubblico Ministero, estendibili a 24 ore sempre con il consenso del PM. Mediamente, la durata che abbia riscontrato più frequentemente è fra le 4 e le 8 ore
NON abbiamo formalmente diritto a un pasto caldo, ma devono essere mantenute le condizioni di dignità minime. Per questo ci portiamo dietro acqua e cibo, a cui possiamo pretendere di avere accesso, e/o monetine per comprare qualcosa alle macchinette
2- Arresto
Avviene raramente per il tipo di azioni che facciamo e dura al massimo 96 ore
Abbiamo diritto ad avere tutti nostri diritti per iscritto, a conoscere i capi d’imputazione per cui siamo state arrestate e a non rilasciare nessuna dichiarazione se non in presenza di un avvocato/a
Abbiamo diritto a un pasto caldo negli orari canonici della giornata, se veniamo trattenuti più di 6 ore
Abbiamo diritto a una telefonata o un contatto diretto con l’avvocato/a (di fiducia o d'ufficio che sia) che ci difende; una telefonata con un familiare (è possibile che il personale delle forze dell’ordine parli con la persona al posto nostro); una telefonata alla nostra ambasciata di riferimento se siamo cittadine straniere
Si è di solito messi in cella: possono essere le celle del commissariato, della Questura centrale, del Tribunale o addirittura di un vero e proprio carcere, a seconda delle disponibilità di quel momento
In ogni caso, se si rimane per la notte si avrà una separazione per sesso (facendo valere sempre, ahimé, il genere assegnato dal proprio documento d’identità e non quello in cui si riconosce). Si possono tenere con sé figli, se minori di 3 anni
La fase di arresto si conclude con un’udienza di convalida dell’arresto, in cui un/a giudice deciderà se convalidare o meno l’arresto autorizzato dal Pubblico Ministero e potrà disporre delle misure cautelari in attesa delle prossime fasi del processo a tuo carico
1-Verbale di accompagnamento: il verbale che attesta a che ora sei stato accompagnato in commissariato, quale agente ti ha accompagnato, su quale automobile
2- Verbale di perquisizione (se la fanno): è indicato il nome dell’agente che ha eseguito la perquisizione e l’esito della perquisizione (negativo o positivo; se positivo il verbale deve contenere che cosa è stato ritrovato, ad es. uno striscione in tasca).
3- Verbale di sequestro: solitamente viene fatto con i nomi di tutti i partecipanti e deve indicare tutti gli oggetti che sono stati sottratti.
4- Verbale di elezione di domicilio: indica le tue generalità, gli articoli che ti vengono contestati, il nome dell’avvocato nominato e l’indirizzo in cui ricevere gli atti.
Solitamente nominiamo tutti lo stesso avvocato, disponibile per quel giorno. Puoi sempre scegliere di eleggere un avvocato di fiducia, anche se te lo sconsigliamo. Ti verrà chiesto dove eleggere domicilio (dove ricevere gli atti). Meglio se indichi un indirizzo in cui vivi da solo/a o vivono persone che sono solidali con quello che stai facendo. Se non hai alternative puoi eleggere come indirizzo lo studio dell’avvocato, ma sarebbe meglio concordarlo prima con loro.
¶ Rapporto con le forze dell’ordine in commissariato
Trascorrere tante ore in commissariato può risultare frustrante, per l’attesa e le regole non giustificate che spesso vengono imposte dalle forze dell’ordine. Molto raramente abbiamo subito abusi fisici (e comunque mai gravi rispetto a situazione di tante altre persone in stato di fermo o arresto) di solito riceviamo piuttosto pressione psicologica o provocazioni verbali. In generale, ricorda di fare affidamento sul gruppo. Non sei sola.
Non parlare e non fare riferimento a UG e a persone assenti. Potrebbero provare a chiederti delle informazioni su dove alloggiamo o come siamo organizzate. Non sei tenuto a rispondere. Se fanno pressione, puoi rimanere in silenzio o rispondere semplicemente: “Preferisco non rispondere”.
A livello legale non sei tenuta a fornire nessuna informazione salvo le tue generalità (nome, cognome, luogo e data di nascita, indirizzo di residenza). Spesso lo fanno con le facce nuove ritenendole meno preparate o più cedevoli. Se ti fanno pressione, ripeti come un mantra: “Preferisco non rispondere”. Se insistono ancora, prova con un gentile ma fermo: “Conosco i miei diritti. So di non essere tenuto a darvi altre informazioni oltre a quello che c’è scritto sul documento d’identità”.
Non sbloccare né fornire il PIN di nessun dispositivo elettronico, anche se potrebbero farvi pressione per farlo. Non sei tenuto a farlo.
Non puoi utilizzare dispositivi elettronici e filmare o registrare cosa accade dentro al commissariato (rischio sequestro: 100%).
Non firmare mai niente, quando ti dicono di firmare rispondi con tranquillità: “Non firmo ma ritiro copia”.
Nelle lunghe ore che passerai in commissariato con i tuoi compagni (di solito in un corridoio, un ufficio o una sala d’aspetto) vivrai anche dei momenti di distensione in cui la situazione sembra rilassarsi un po’. In momenti come questo, spesso agenti delle forze dell’ordine cercheranno un dialogo con qualcuno di voi.
Non sei obbligato a rispondere: vedrai anche tra i tuoi compagni una varietà di approcci. C’è chi parla volentieri con gli agenti, magari cercando di spiegare le nostre ragioni, chi invece preferisce non farlo e limitare il più possibile il dialogo. Entrambe queste modalità sono valide ed è importante che ciascuno scelga di agire in base a quello che si sente di fare e con consapevolezza.
La nonviolenza in commissariato è intesa anche come cercare di comprendere l’altro (in questo caso gli agenti) come persona, con i suoi problemi, le sue credenze e il suo vissuto. Non metterti in posizione di superiorità: cercare di comprendere il lato umano è importante per superare la barriera della diffidenza reciproca. Parla con semplicità, evita spiegoni, cercando di spiegare la tua posizione.
In commissariato non ci comporteremo mai tutti allo stesso modo ed è giusto che sia così. L’importante èagire senza reattività, perché facilmente faranno leva su questo. Sii consapevole del comportamento che stai adottando e scegli di proseguire o interrompere quando preferisci o ti viene chiesto dal gruppo: è importante non perdere questa lucidità o saper chiedere aiuto se sappiamo che stiamo per perderla.
IL PREDICOZZO: spesso qualcuno delle forze dell’ordine viene a dialogare per fare una bellissima predica, offrendoci una spiegazione su quanto i nostri metodi siano sbagliati o simili. Questo può diventare particolarmente fastidioso o frustrante: cerchiamo di mantenere calma e assertività.
Se sai di avere difficoltà nella relazione con le forze dell’ordine, fallo presente ai tuoi compagni durante il briefing. Può accadere di essere sensibile a situazioni simili, di faticare a gestire ostilità e diffidenza verso gli agenti, o semplicemente di andare facilmente in tensione rischiando di perdere la calma e cedere alle provocazioni. L’importante è che tu e il gruppo ne siate consapevoli per potervi autoregolare. Ad esempio, se il gruppo sa che può esserci tensione tra te e gli agenti, magari potete prendere l’accordo che ci sia un’altra persona assieme a te quando ti relazioni con loro. Lo stesso vale per la situazione opposta, ossia se sai che potresti sbottonarti troppo nel parlare con loro e magari fornire non volendo informazioni personali o rilevanti.
Per “non cooperazione in commissariato” intendiamo il non cooperare con le forze dell’ordine anche negli uffici di polizia e nelle questure. Questo si traduce in una gamma di comportamenti che vanno dal fare resistenza passiva anche dalla volante al corridoio del commissariato, al non rispondere quando chiamano il tuo nome come se facessero un appello, fino ad arrivare a chi rimane in peso morto dall’inizio alla fine del fermo.
Non cooperare in commissariato non è solo una questione di principio: soprattutto se il gruppo ha un comportamento allineato sulla non cooperazione, abbiamo visto che può diventare anche una forma di autotutela verso alcuni abusi (ad esempio, non aspettare ore che l’agente decida di accompagnarti in bagno ma andarci e basta se ne hai bisogno).
Questo è un argomento caldo per cui non abbiamo una politica comune (anche perché è una scelta molto personale): ogni gruppo decide come comportarsi parlandone prima dell’azione, fermo restando che non stiamo scegliendo in questo momento di porci in posizione antagonista rispetto alle forze dell’ordine né di chiudere il dialogo.
Durante la riunione preazione, decidete assieme come comportarvi e che livello di non cooperazione volete portare. In generale, è una buona pratica concordare una parola o un gesto di sicurezza che qualunque persona del gruppo può pronunciare o compiere per chiedere alle altre di interrompere la non cooperazione.
Tornato a casa, ricorda di scansionare tutti i verbali che hai ricevuto e inviarli al gruppo legale o farli raccogliere dalla referente legale dell’azione.
Assieme ai tuoi compagni o in autonomia, raccogli eventuali abusi delle Forze dell’ordine o anomalie in modo che il referente legale possa inviare un resoconto entro 72h attraversoquesto form.
Nei mesi successivi ti arriveranno atti relativi al processo o altre notifiche. Appena accade invia alla mail apposita del gruppo Legale. Questo avvierà una serie di procedure che permetteranno al gruppo ilLegale di attivarsi per seguire al meglio possibile le conseguenze di questa azione di disobbedienza civile.